• 1 PREMIAZIONE ATTIVITA’ 2015 FIDAL ROMA
  • 2 4 giugno Campionato di Società e Individuale Ragazze/Ragazzi 2 Prova
  • 3 Premiazioni Attività Fidal Cp Roma 2015, le foto
  • 4 CAMPIONATI EUROPEI MASTER NON STADIA
  • 5 Premiazione attività 2015 - Giovedì 26 Maggio 2016
  • 6 Campionato di Società Ragazzi/e

Calendario Eventi

Sab Apr 16 @08:00 - 01:00PM
Trofeo AtleticAmo Roma 2016 1 Prova
Gio Mag 12 @15:00 - 08:00PM
Trofeo AtleticAmo Roma 2016 2 Prova
Sab Mag 21 @08:30 - 01:30PM
CdS Ragazze/i 1 Prova

Le Gare Del Territorio

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Articoli Consigliati

  • Maurizio Longega / Ago 13, 2014 LA PIT LANE RULE NELLA MARCIA

    PIT LANE RULE

    Il Consiglio Federale del 28 febbraio u.s. ha recepito, con effetto immediato, la normativa IAAF denominata “Pit Lane Rule” per tutte le gare di marcia riservate agli atleti under 16.

    Da questo momento, quindi, tutte le gare di marcia riservate agli atleti delle categorie Ragazzi e Cadetti saranno giudicate, per quanto possibile, con la regola del Pit Lane, con l’obiettivo principale di ridurre (se non eliminare) del tutto le squalifiche.

    I tempi di penalizzazione sono cosi stabiliti: gare fino a 5000m compresi = 60”, gare oltre 5000m e fino a 10.000m = 120” .

    Le disposizioni si riferiscono a gare su pista per le distanze di 5000m o 10.000m (quelle comuni per i giovani atleti) e giudicate secondo la IAAF Rule 230, cioè con

    6 Giudici di Marcia incluso il Giudice Capo.

    Dove le gare dovessero svolgersi su strada, si dovranno usare gli opportuni accorgimenti di modifica con l’obiettivo primario di mantenere le stesse condizioni corrette, ma simili a quelle delle gare su pista (numero e posizione dei giudici, lunghezza del percorso, posizionamento della Pit lane Area e così via).

    Allestimento della Penalty Area

    per le gare su pista

    Dovrebbe essere posta nel rettilineo finale, nelle corsie dalla 5 alla 7, circa all’altezza

    dei 80m dalla linea di partenza/arrivo di fronte al Tabellone delle Proposte di Squalifica.

    • Deve avere una entrata e una uscita dalla parte opposta e la superficie dell’area dovrebbe essere sufficiente a contenere cinque atleti nello stesso momento (circa 10m2).

    • Piccole barriere o coni devono essere usati per la delimitazione della Pit Lane Area.

    • Gli atleti saranno liberi di fermarsi o di continuare a muoversi all’interno dell’area di penalità, tuttavia non ci potranno essere delle panche e non avranno la possibilità di avere accesso a rifornimenti, bevande, spugnaggi o qualsiasi altro genere di assistenza.

    • Per le gare su strada l’allestimento dovrebbe essere simile, ma compatibile con gli spazi esistenti in loco.

    Giudici e Officials addizionali

    • Devono esserci 2 persone per la raccolta delle proposte di squalifica vicino ad ogni

    Giudice di Marcia per assicurare che la consegna delle stesse avvenga al recorder nel

    più breve tempo possibile.

    • 1 Giudice e 1 Assistente controlleranno le operazioni nella Penalty Area (l’entrata e

    l’uscita degli atleti, più il controllo del tempo di penalità).

    • 1 Assistente al Giudice Capo con il compito di aiutare il Giudice Capo a comunicare i tempi di penalità agli atleti sottoposti alla stessa, specialmente negli ultimi giri.

    Giudizio

    • La Regola di Marcia (230) della IAAF dovrà essere utilizzata con le seguenti differenze:

    • Quando un atleta riceve 3 proposte di squalifica, dovrà ricevere una comunicazione da parte del Giudice Capo o del suo Assistente che gli mostreranno una paletta con il tempo di penalizzazione su entrambe le parti, ed egli dovrà fermarsi al primo passaggio possibile nella Pit Lane Area.

    • Trascorso il tempo della penalizzazione, e seguendo le istruzioni del Giudice che

    controlla la Penalty Area, l’atleta potrà rientrare in gara.

    • L’atleta non sarà giudicato nella Penalty Area.

    Se l’atleta riceverà delle ulteriori proposte di squalifica (da parte dei Giudici che non ne abbiano inviato una prima), egli sarà allora squalificato ed il Giudice Capo o il suo Assistente gli notificherà la squalifica non appena possibile.

    Se un atleta riceve 4 o più proposte di squalifica prima di essere fermato nella Penalty Area, l’atleta sarà immediatamente squalificato e il Giudice Capo o il suo Assistente dovranno notificargli la squalifica non appena possibile.

    Se un atleta riceve la terza proposta di squalifica nell’ultima parte della gara e non sarà possibile per il Giudice Capo o per il suo Assistente notificargli che deve fermarsi nella Penalty Area, l’atleta terminerà la gara, ma il tempo di penalizzazione (60 o 120 secondi) sarà aggiunto al suo tempo ufficiale.

    Il Giudice Capo mantiene il suo potere speciale di squalificare immediatamente un atleta negli ultimi 100m di gara, se a suo giudizio l’atleta ha ottenuto un indebito vantaggio.

    Esempio di allestimento per una gara su pista

    PitLaneRule

                           

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  • Michele Giove / Ott 1, 2015 Il CR Lazio con le società

    MIC 5816 Panoda fidallazio.it

    Oggi alle 18.00 presso la sala del CONI regionale, il Presidente del C.R. Fidal Lazio, Fabio Martelli, ha portato a conoscenza e condiviso con le società romane, ed in particolare con quelle utilizzatrici dello Stadio N. Martellini - Terme di Caracalla, la situazione relativa all’attuale stato di chiusura dello stesso.

    La riunione, condivisa con FIDAL Nazionale ed alla presenza del Segretario nazionale dott. Fabio Pagliara, ha consentito di fare il punto sui problemi legati all’impossibilità di accedere all’impianto e sulle linee comuni da adottare.

    Il Presidente del CR Lazio, dopo aver fatto una cronistoria relativa allo Stadio delle Terme di Caracalla ed a tutte le procedure messe in atto con l’Assessorato allo Sport del Comune di Roma per una riapertura immediata del campo dopo i lavori di rifacimento della pista, ha sottolineato il lavoro continuo e certosino per la manutenzione del verde e delle infrastrutture dell’impianto. Successivamente Martelli ha comunicato che nella giornata di domani, Giovedì 1 Ottobre, darà il via alla chiusura delle utenze dello stadio con la  conseguente consegna della custodia al Comune di Roma.

    La scelta di questa azione, condivisa con le società, prende spunto dalle lungaggini nelle operazioni di riapertura ed alla non condivisione di manifestazioni diverse da quelle di atletica leggera all’interno del campo stesso.

    Il Presidente ha dichiarato che rimarrà  disponibile in qualsiasi momento, nei confronti del Comune di Roma, per un incontro chiaro e costruttivo per la riapertura immediata del campo a favore dell’atletica leggera.

    Queste le parole di Fabio Martelli: “Riconsegno il campo N. Martellini in condizioni eccellenti, con la consapevolezza di aver mantenuto fede al alla promessa fatta al Comune di Roma, ma con la convinzione di continuare a battermi per il campo di Caracalla a favore dei ragazzi, delle loro famiglie, società e dell’atletica tutta”.

    MIC 5811 Pano

     

    Foto Michele Giove (fotogiove.com - tutti i diritti riservati)

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  • Michele Giove / Apr 7, 2015 250 ragazzi al 1° Trofeo Fiamme Azzurre di Corsa Campestre per le scuole medie.

    CROSS 1 APR 2015 00136250 ragazzi al 1° Trofeo Fiamme Azzurre di Corsa Campestre per le scuole medie.

    Una spettacolare esplosione di primavera, ha abbracciato il Centro Sportivo delle Fiamme Azzurre di Casal del Marmo e il 1° Trofeo Fiamme Azzurre di Cross dedicato alle scuole medie del XIX Municipio. Hanno corso tra i campi in fiore gli alunni delle classi prime, seconde e terze medie degli Istituti Comprensivi Neruda, Octavia e Stefanelli, accompagnati dai docenti di educazione fisica Professori Fruscione, Piersimoni e Conti.

    Soddisfazione dei dirigenti della Scuola di atletica leggera Pietro Mennea e delle Fiamme Azzurre per l’ottima riuscita dell’evento che ha regalato a tutti una mattinata di puro sport studentesco grazie al sano entusiasmo profuso dai ragazzi e sposata dalla F.I.D.A.L. Provinciale e Regionale, dalla Cooperativa CO.BR.AG.OR. srl.  che gestisce i terreni e da L.B.M. Sport di Gianfranco Balzano.

    I vincitori:

    800m Classi prime femminili: Federica Pansini dell'I.C. Stefanelli;

    800m Classi prime maschili: Stefano Gullà dell'I.C. Octavia;

    800m Classi seconde femminili: Giorgia Forastiero dell'I.C. Neruda;

    800m Classi seconde maschili: Raoul D'Alessio dell'I.C. Stefanelli;

    1000m Classi terze femminili: Giorgia Mastrecchia dell'I.C. Octavia;

    1000m Classi terze maschili: Tommaso Agostini dell'I.C. Octavia.

    Alla fine delle gare tutti nella Pista Indoor per la premiazione: ad applaudire i giovani atleti erano presenti oltre a numerosi genitori, i dirigenti scolastici Brunella Martucci , Adele De Caro e la vicaria dell'I.C. Octavia, maestra Barbara Cifola,  le Campionesse delle Fiamme Azzurre Audrey Alloh e Daniela Reina, che hanno premiato i primi dieci classificati per ogni categoria e la scuola vincitrice del Trofeo di corsa campestre.

    La classifica a squadre ha visto la vittoria  dell'I.C. Octavia (63 punti) sull'I.C. Stefanelli (97punti) e sulla'I.C. Neruda (284 punti).

    Il prossimo appuntamento con Sport Studentesco delle Fiamme Azzurre sarà in maggio con  “I più veloci di Pietro Mennea”.

     

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  • Maurizio Longega / Ago 13, 2014 L'ATLETICA ALLE OLIMPIADI PRIMA E DOPO IL CONFLITTO 1915/18

    Pagine di storie sportive

     

    L’ATLETICA ALLE OLIMPIADI

    PRIMA E DOPO IL CONFLITTO 1915/18

     

    Per l’Italia il prossimo anno ricorre il centenario della prima guerra mondiale che iniziò con le operazioni militari europee il 28 luglio 1914.

    L’Italia entro in guerra il 24 Maggio 1915.

    La quinta olimpiade ebbe luogo a Stoccolma nel 1912 dal 5 maggio al 22 luglio. La spedizione italiana, partita con grandi difficoltà economiche, è segnata dalla contemporanea presenza di due dei più grandi campioni dello sport italiano: Alberto Braglia e Nedo Nadi.

    Braglia, nella ginnastica, domina il concorso individuale. C’è anche una squadra di alto livello e l'Italia, così, conquista, oltre al terzo posto di Serafino Mazzarocchi nel concorso individuale, la medaglia d'oro nel concorso a squadre.

    L'altro fuoriclasse azzurro è lo schermidore Nedo Nadi che vince nel fioretto davanti all'altro italiano Pietro Speciale.

    Dall’atletica arriva la medaglia di bronzo con Fernando Altimani (Milano, 8 dicembre 1893 – Milano, 1º gennaio 1963), che copre i 10 Km di marcia con il tempo di 47.37. Nella sua carriera una presenza in nazionale e 4 titoli italiani. Primati personali: 5 km su pista 21.32 e 10 km su pista 44.34.

    In atletica debutta il cronometraggio elettrico, semiautomatico, nel senso che veniva fatto partire a mano, ma registrava (abbastanza) fedelmente su carta fotografica l'arrivo. Fu grazie a questo strumento che, al termine della straordinaria gara dei 1500 m, si riuscì ad assegnare l'argento all'americano Abel Kiviat davanti al connazionale Norman Taber: i due finirono a un decimo dall'inglese Arnold Jackson, nel più bel 'miglio metrico' corso fino ad allora.

    Il 22 luglio cala il sipario sui Giochi Olimpici di Stoccolma.

    Un'edizione di alto livello organizzativo e tecnico, ma anche l'ultima prima delle Olimpiadi della morte, la Prima Guerra Mondiale.

    Nel 1919, dopo la cancellazione dell'Olimpiade, che sarebbe dovuta svolgersi a Berlino tre anni prima, si scelse di affidare a una delle nazioni più colpite dalla Grande Guerra, il Belgio, l'organizzazione dei Giochi del 1920.

    La scelta ricadde su Anversa.

    Anche se non mancarono i problemi economici e di infrastrutture per un Belgio sulla via della ricostruzione, l'Olimpiade riscosse un discreto successo, non tanto tra il pubblico, quanto tra la critica, anche perché mai come prima i Giochi diventarono portatori di valori positivi. Fu ad Anversa che per la prima volta venne recitato il Giuramento olimpico e nacquero la Bandiera olimpica e la tradizione che vede liberare le colombe bianche durante la cerimonia d'apertura, a simboleggiare la pace.

    Finalmente anche l’Italia ha un vero comitato nazionale che si occupa dei giochi olimpici, denominato CONI. E’ l’anno 1914.

    Il marciatore italiano Ugo Frigerio (Milano, 16 settembre 1901 – Garda, 7 luglio 1968) conquista ben 2 medaglie d’oro nei 3 e 10 Km.

    Ugo Frigerio esordì vincendo in una competizione agonistica nel 1918, a 17 anni. L'anno dopo vinse il titolo italiano sui 10 km di marcia, che conservò imbattuto fino al 1924 e che rivinse nel 1931.

    Nel 1920 e nel 1924 Ugo Frigerio conquistò tutti gli ori olimpici in palio per la marcia.

    Quattro anni dopo, i 3.000 furono eliminati, ma Frigerio si confermò campione olimpico sui 10 km.

    Nel 1925 Frigerio fu protagonista di una tournée negli Stati Uniti con eccellenti risultati. Stabilì ben sei record del mondo al coperto, ma all'epoca i primati indoor non erano ancora registrati ufficialmente.

    Nel 1928 ad Amsterdam la marcia fu esclusa dal programma dei Giochi.

    Frigerio decise di abbandonare le gare.

    Rientrò successivamente per partecipare ai Giochi di Los Angeles del 1932, dove conquistò il bronzo nella 50 km.

    Era solito tagliare il traguardo al grido: «Viva l'Italia!», abitudine che aveva anche nelle sue numerose gare all'estero.

    A fine carriera intraprese l'attività di imprenditore nel settore dei formaggi; morì nel 1968 a 66 anni.

    Oltre allo schermidore Edoardo Mangiarotti, allo sciatore Gustav Thöni e allo slittinista Paul Hildgartner, Ugo Frigerio è stato l'unico italiano scelto per due volte come portabandiera dell'Italia nella cerimonia di apertura, nel 1924 a Parigi e nel 1932 a Los Angeles.

    Ad Anversa anche bronzo per Ernesto Ambrosini (3000 metri siepi) e Valerio Arri (maratona)

    Ernesto Ambrosini iniziò l'attività podistica nel 1912 nella polisportiva Veloce Club Monzese. Passò in seguito all'Unione Sportiva Monza in cui divenne il responsabile della sezione atletica.

    Partì a servire la patria nel conflitto mondiale nel 1915 con il fratello gemello Michele, calciatore della Pro Lissone, con cui incredibilmente condivise analoghe situazioni. Entrambi furono nello stesso periodo feriti e ricoverati in un ospedale militare, ma il fratello perì a seguito di complicazioni.

    Ernesto recuperò la condizione e già nel 1918 tornò dopo la convalescenza alle gare di mezzo fondo in cui fu spesso contrapposto a Carlo Speroni e non sempre nelle posizioni secondarie.

    Nel 1919 si tesserò per la storica associazione monzese Forti e Liberi

    Partecipò anche all'olimpiade di Parigi del 1924.

    È stato detentore di due primati nazionali. Morto nel 1951, è sepolto nel Cimitero di Monza.

    A lui fu a lungo dedicato il campo sportivo comunale del Centro Singer, costruito nel 1936, che ospitava un anello in tartan.

    Valerio Arri è la prima medaglia olimpica dell'Italia alle Olimpiadi per la maratona. Vincitore della Maratona di Torino del 1919 con il tempo di 2.40.47,6 e campione d'Italia, sempre nel 1919, a Milano (ma sulla distanza dei 48 km), con il tempo di 3,13,41.

    Disturbato da coliche renali, pur essendo tra i favoriti, non riuscì a vincere la maratona olimpica di Anversa 1920, ma dopo una straordinaria rimonta, giunto 3º al traguardo, per dimostrare la sua freschezza si esibì in una serie di capriole che entusiasmarono il pubblico e impressionarono il barone Pierre de Coubertin, che lo volle premiare con una coppa, proprio come aveva fatto 12 anni prima la Regina d'Inghilterra con l'altro maratoneta italiano Dorando Pietri.

    Ad Anversa, nelle altre discipline, trionfa ancora una volta Nedo Nadi, che vince ben cinque medaglie d'oro nella scherma. Dopo 20 anni l’Italia riesce anche a vincere nelle gare d’equitazione per merito di Tommaso Lequio di Assaba.

    Per la prima volta, nella spedizione Italiana, è presente una donna, Rita Gagliardi, tennista, che in ogni caso non riesce a ottenere risultati rilevanti, sponsorizzata dal conte Alberto Bonacossa, futuro proprietario della Gazzetta e grandissimo sportivo, per le gare di tennis

    In questa edizione si inaugura la tenuta azzurra, indossata ancora oggi, che accompagna gli atleti italiani nelle varie edizioni olimpiche.

    Arriva anche un'altra piccola svolta: l'Italia schiera squadre complete, che non ci fanno sfigurare nel confronto con il mondo e, fra le nazioni, è guida del movimento olimpico.

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  • Maurizio Longega / Mar 21, 2015 La camminata latte e formaggio del 18 Marzo

    LA CAMMINATA LATTE E FORMAGGIO

    Mercoledì 18 Marzo 2015

    ITAS "G. Garibaldi"- Roma

    Via Ardeatina 524 - 00178 Roma

    Patrocinio Fidal Roma

    di Maurizio Longega

    Si inizia la camminata da “dove e chi produce il latte”. Espressione colta al volo fra i giovani del gruppo camminatori.

    Gli alunni dell’Istituto ITAS Garibaldi, Mariotti e Giansanti, mostrano il Bos taurus, conosciuto anche semplicemente come "bue". Un mammifero artiodattilo appartenente alla famiglia Bovidae.

    FOTO A Giansanti e Mariotti Con un vitellino appena natoLa femmina del bue domestico, la vacca, viene allevata per trarne il latte, il liquido secreto dalla ghiandola mammaria per l'alimentazione dei cuccioli, molto usato nell'alimentazione umana, sia come bevanda sia come materia prima da cui ricavare formaggio, panna, burro, ricotta e altri derivati del latte.

    I vitelli (cioè i maschi entro il primo anno di vita) vengono allevati principalmente per la carne: solo una parte viene infatti lasciata crescere per destinarla alla riproduzione.

    Dalle deiezioni bovine (letame o liquami) si possono ottenere molti macroelementi e microelementi per la coltivazione dei terreni agricoli, in primis l'azoto, utile per la crescita delle piante.

    Dalla mungitura, pratica di stimolazione delle ghiandole mammarie della femmina, si ricava la produzione di latte. E, tale metodo, viene applicato su mucche, capre, pecore e asine, per ricavare latte, utile non solo per essere bevuto, ma anche per la fabbricazione di formaggi.

    La mungitura è praticata a mano e meccanicamente.

    Su modellino vediamo il procedimento: le mani abbracciano completamente la mammella e gradatamente dall'alto verso il basso, a partire dal mignolo, le dita e il palmo della mano, effettuano una pressione regolare, al fine di convogliare il latte verso i capezzoli. Con un'ultima pressione del pollice e dell'indice, il latte esce e va dentro un contenitore. Naturalmente l'operazione appena descritta avviene in meno di un secondo. Naturalmente l'operazione appena descritta avviene in meno di un secondo.

    La mungitura meccanica sfrutta il vuoto d'aria. Gli aspiratori della macchina vengono applicati sui capezzoli, dopodiché, alternando il vuoto alla normale pressione dell'aria, raccolgono il latte senza danneggiare le mammelle.

    Con regolari passi, bilanciati da una coordinata azione delle braccia si visita l'azienda agraria, elemento fondamentale per la formazione pratica degli studenti.

    Essa si estende su di una superficie di circa 76 ettari, per lo più irrigui, suddivisi tra colture arboree (vigneto, oliveto e frutteto) e colture erbacee. Il prodotto del vigneto (uva da vino) viene trasformato presso la cantina dell'Istituto. La produzione dell'oliveto viene molita nell'oleificio dell'Istituto che opera la molitura anche per conto terzi. Le produzioni delle coltivazioni erbacee, fieno di medica, insilato di mais e granella di mais e orzo sono interamente destinate al centro zootecnico aziendale.

    Durante la camminata è stato spiegato come il passo può essere suddiviso ovvero nella fase trazione, momento neutro e spinta. Nel camminare, a differenza della corsa, tutta la pianta del piede viene coinvolta. Il primo contatto con il terreno è opera del tallone, poi il piede effettua una vera e propria rullata fino a coinvolgere, per ultimo, le dita. Nel camminare c’è sempre un piede che poggia in terra.

    Ritornati al punto di partenza ampia e dettagliata spiegazione per produrre il formaggio. Il latte viene versato in una caldaia aperta, dove è riscaldato a 35-38 °C (temperatura dello stomaco del vitello); specie se il latte è pastorizzato si aggiungono i batteri lattici ed eventualmente altri tipi di fermenti (e/o le muffe per i formaggi erborinati) sotto forma di "starter", innesto naturale o innesto selezionato, quindi il caglio, spesso di origine animale, in quanto estratto dallo stomaco dei mammiferi lattanti.

    Il formaggio prodotto con il caglio animale non viene considerato strettamente vegetariano. Di recente, è stato ripreso anche il metodo in uso nell'antica Roma e in Abruzzo, che si basa sull'uso degli stami di cardo da latte di pecora (cosiddetto caciofiore). Nel caso di formaggi a coagulazione totalmente acida, al posto del caglio si utilizza una sostanza acida che integri l'acido lattico che si

    forma a causa dell'azione dei batteri contenuti nel latte o aggiunti con l'innesto industriale.

    L'innesto serve per la fermentazione lattica ovvero l'acidificazione del latte e, quindi, per tutte le trasformazioni successive che determinano le caratteristiche sensoriali del formaggio; il caglio serve per la coagulazione ovvero la trasformazione del latte in pasta caseosa.

    FOTO B Mariotti Giansanti ProfIl caglio è in grado di scindere in molti frammenti la caseina presente nel latte, e di far quindi coagulare le particelle della massa grassa non più solubile nell'acqua, che galleggiano formando una massa gelatinosa e fragile detta cagliata o giuncata.

    Dalla cagliata si ottengono i vari tipi di formaggi:

    • Formaggi freschi (stracchino, quark).

    • Formaggi semiduri, (provolone, caciocavallo).

    • Formaggi duri, (Emmental Grana Padano, parmigiano reggiano).

    Il formaggio può essere consumato fresco o dopo stagionatura.

    Al termine, i partecipanti, fra essi soci UNVS, si sono complimentati con i docenti e gli alunni per le competenze e le conoscenze e hanno mostrato interesse a quanto l’istituto realizza per il miglioramento dei prodotti e delle tecniche di trasformazione, nonché alla valorizzazione dei prodotti e alla gestione dell'ambiente e del territorio.

     

     

     Foto 1: Da sinistra a destra: Giansanti e Mariotti, guide ambientali – escursionistiche

     Foto 2: Sullo sfondo il prof.re Giovanni Battista Zumpano ideatore delle camminate agro – alimentari

     

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  • Maurizio Longega / Set 4, 2014 ATLETICA E ARTE

     

    ATLETICA E ARTE

    Uno studioso francese, Maurice Nédoncelle, fuori dal tradizionalismo, ha fatto un raggruppamento delle forme d'arte, par­tendo dalla riflessione che sono i sensi a cogliere il sensibile (aggiungiamo pure l’intelligenza) e che il sensibile è il canale espressivo dell'arte. Così vi sono arti della vista (pittura, scultura, architettura), arti dell'udito (musica, recitazione, e così via), arti tattile - muscolari (sport e danza) e arti di sintesi (cinema e teatro).

    Non preme la classificazio­ne in sé, che volutamente omette gusto e odorato (con sdegno dei gastronomi e dei buongustai), ma colpisce il fatto che si giudica lo sport manifestazione d'arte.

    Anche, se con vivo entusiasmo, si sostengono un concorrente, una squadra oppure una disciplina sportiva, qualsiasi sportivo non ritiene che lo sport sia un'arte.

    Lo sport può essere dunque tran­sitoriamente arte, ma non lo è fina­listicamente. Può, tuttavia, comuni­care l'emozione artistica e può esse­re occasione d'arte.

    L’atletica leggera è sport e risponde a questa emozione e può essere momento d’arte.

    ATLETICA E LETTERATURA

    L’atletica ha stimolato la creatività degli scrittori e dei poeti, soprattutto nel costruire ­l'uomo moderno. Così personaggi saliti alla ribalta agonistica sono assunti a mo­delli e simboli. L’atletica costi­tuisce anche sfondo su cui collocare vi­cende narrativamente valide e memoria creativa.

    Nel mondo an­tico erano tanti i sapienti che si oc­cupavano anche di atletica, per cui l'indifferenza sarebbe stata eccezio­ne. Era più facile l'opposizione schietta, irriducibile, magari settaria come quella di Senofonte, i cui strali si appuntano sulle esagerazioni di chi vince un ciclo di competizioni, oppure eccelle su tutti gli altri, non certo sul ruolo della ginnastica (atletica). E atletica, erroneamente, prendeva il nome di ginnastica, ma l’attività svolta rispecchiava il correre e, o il camminare, il saltare e il lanciare, imprese dell’uomo e dell’atletica.

    Ilcorpus hippocraticum contiene accenni alla ginnasti­ca medica che (benché si possano sollevare dubbi sull'autenticità degli scritti, cioè sulla sicurezza che siano tutti frutti del medico Ippocrate) sono molto convincenti sul fatto che l’atletica anche allora inte­ressava direttamente chi aveva il compito di assicurare la salute. Ba­sta scorrere, inoltre, il platonico Ti­meo o la Repubblica per avvedersi che l'esercizio fisico non è momento occasionale nella vita della polis.

    Su tali posizioni è an­che Senofonte contro Aristotele, se­condo il quale bisognava assicurarsi un corpo sano ed efficiente, quel tanto che basta per acquisire la sa­pienza. E più cauto ancora è Galeno il quale, come Aristotele, ama i gio­chi, l’atletica. Favorevole all’atletica è invece Plutarco e soprattutto Luciano di Samosata il quale è una miniera, nel dialogo tra Solone e Anacarsi, di notizie sull’organizzazione dei giochi ellenici. Il trattato sulla ginnastica di Filo­strato, di cui esiste una limpida tra­duzione italiana, è la riprova dell'al­ta considerazione che l'esercizio fi­sico aveva nel mondo della classicità. Sarebbe anche uno sgarbo alla cultura, ricordare il contributo portato da Omero alla conoscenza dell’agonistica e la concezione pacifista di Esiodo, la sua sensibilità per le suggestioni della natura, ben si accordano con l'utilità di quella battaglia del tem­po di tregua che è lo sport e l’atletica.

    Nel mondo romano le citazioni sono meno rintracciabili, nonostante l'im­menso patrimonio letterario traman­dato. Virgilio, Orazio, Tibullo, Pro­perzio, Stazio e Marziale hanno lasciato poemi, odi, elegie ed epi­grammi in cui lo sport e l’atletica hanno un ruolo, anche se concepiti assai di­versamente dalla visuale ellenica. Di Giovenale è da ricordare quel­l'aforisma, brillantemente abusato da taluni conferenzieri: “mens sana in corpore sano”, come famosa è la frase di Catone il censore, nelCarmen de morìbus, in cui afferma, ad implicito sostegno della pratica fisica: « Quan­do gli uomini si esercitano, li os­serviamo consumarsi. Se però non si esercitano l'inerzia ed il torpore sono più nocivi dell'esercizio ».

    Anche il mondo medioevale, pur nella notte sportiva che lo contraddistingue, dimostra con ricchezza di esemplificazioni, l’interrelazione esisten­te fra letteratura e atletica.

    Il mondo moderno offre con opulento mate­riale la conferma dell’esistenza: “Letteratura e atletica”. In inglese, in tedesco, in fran­cese, in italiano esistono ormai an­tologie di racconti di atletica e sportivi, ap­paiano romanzi, en­ciclopedie e dizionari, taluni rivolti a settori particolari e in continuo aumento, così il legame fra le belle lettere e le vi­cende atletiche appare solido e fruttifero.

    In Italia (Premi CONI, Bancarel­la Sport e così via) nascono iniziative che favoriscono il connubio fra letteratura e atletica, con l'invito agli scrittori e ai poeti di conside­rare le specialità occasioni d'intreccio narrativo e agli atleti mezzo per esternare ciò che provano nel momento agonistico. Sono espe­rienze di vita che non temono l'im­perizia nella resa letteraria, perché sono ricche di significati umani al­trove meno facilmente cogliibili.

    Leopardi dimostra come un essere negato dalla costituzione fisica a certe pratiche potesse porgere ascol­to alle voci che provenivano da un ambito ludico.

    De Amicis si è servito della ginnastica per romanzare una vicenda di fantasia.

    Quindi, sempre più am­pia è la rosa degli scrittori che con­cretamente scrivono di sport e atletica.

    In Ita­lia e all'estero la loro lista si allun­ga annualmente: d'altra parte è un’esigenza per chi scrive d’interpre­tare i fenomeni più tipici del suo tempo e l’atletica non è più una pre­senza marginale nella vita del no­stro secolo.

    Vi sono romanzieri e sag­gisti che non si sono peritati d’im­pegnarsi in prove di contenuto ago­nistico, così come vi sono giornalisti sportivi che hanno tentato la via della narrativa pura o del libro di analisi storica o sociologica. L’atletica e lo sport sono stati l'elemento catalizza­tore, aprendo agli uni squarci d’in­solita introspezione e dando agli al­tri la possibilità di ridire il fatto, anche d'eccezione, con quell'effica­cia espositiva che viene dalla con­suetudine di raccontare con spietata veridicità.

    Giova ricordare Gustavo Pallicca, stella d’argento CONI al merito sportivo, dirigente sportivo, scrittore e giornalista sportivo italiano. I suoi libri trattano la storia dell'atletica leggera, ma si occupa anche di altri sport.

    Dal 1962 è giudice di gara per la FIDAL, specializzandosi poi come starter, raggiungendo la qualifica di starter nazionale nel 1971 e internazionale nel 1976.

    È stato presidente del comitato provinciale FIDAL di Pistoia dal 1964 al 1970.

    Nel 1961 è stato fra i fondatori della società Atletica Pistoia.

    Per il quotidiano La Nazione ha firmato numerosi articoli. Ha anche collaborato con l’incarico di fotografo con la rivista Atletica, il periodico a cura della FIDAL.

    È segretario della Società Italiana di Storia dello Sport.

    Opere:

    Ai vostri posti, pronti.

    Arturo Maffei: un salto... lungo una vita.

    A world history of sprint racing: the stellar events: 100 m., 200 m. and 4x100 m. relay: men and women (1850-2005) coautore Roberto L. Quercetani.

    Le origini: da Atene 1896 a Londra 1908.

    L'affermazione: da Stoccolma 1912 a Los Angeles 1932.

    I figli del vento: la storia dei 100 metri ai Giochi Olimpici, vol. 1 e 2.

    30 anni di Golden Gala, coautore Simone Proietti.

     

    ATLETICA E MUSICA

     

    Il rapporto musica e atletica non è, come per le altre arti, di influenza e di suggestione reciproca. Il rituale di certe manifestazioni sarebbe mon­co e forse addirittura inconcepibile senza il sussidio della musica che caratterizza, con le sue sigle, le varie edizioni, che accom­pagna gli atleti sul podio oppure certi avvenimenti.

    Questo pe­rò non è il rapporto con un'arte, ma è la semplice strumentalizzazione della musica.

    D'al­tra parte è difficile affermare che l’atletica abbia il potere di stimolare negli autori composizioni melodiche particolari così come, invece, può suggerire lo spunto per un quadro o il soggetto di una statua o l'am­bientazione di un romanzo o di un film.

    L’atletica si serve della musica, quindi, più di quanto questa si serva dell’atletica.

    È una situazione antica, che si può far risalire al mondo ellenico.

    Il salto in lungo era sempre accompagna­to da musica e solitamente dal suo­no del flauto. E ciò sia per vecchis­sima tradizione, sia perché (lo dice Filostrato) i Greci ritenevano che il salto fosse uno degli esercizi atle­tici più sfibranti.

    L'ac­compagnamento musicale, quindi, rappresentava un ausilio ritmico pre­zioso in una prova che, specie dopo l'impiego degli halteres (bilancieri), richiedeva una sensibilità ed una coordinazione neuro-motoria pressoché perfetta.

    Musica e atletica, in fondo, hanno in comune: il ritmo.

    A ben riflettere similari caratteristiche sono rintracciabili nella preparazio­ne di un atleta di un certo livello e la preparazione di un musicista. Entrambe richiedono, sul piano del­la tecnica esecutiva e sul piano del­l'allenamento alla fatica psico-fìsica, analoghi sacrifici. Entrambe le atti­vità pretendono una certa disposi­zione fisica generale e poi un parti­colare affinamento gestuale, e rapi­dità, agilità, resistenza. Affrontare un concerto può essere sfibrante, co­me sostenere un incontro agonistico. Un ricercatore norvegese, il dr. Birger Tvedt ha sostenuto che certe qualità, di cui i musicisti abbisogna­no, possono essere ottenute e miglio­rate «seguendo vie simili a quelle degli atleti che mirino al consegui­mento di performances tecniche e di un’aumentata potenza».

    E’ banale, perché scontato, sostenere anche il ruolo assecondante che la musica può esercitare durante certi allenamenti, sia per il suo effetto distensivo, sia per un’effettiva educazione alla sensibilità ritmica.

    ATLETICA E TEATRO

    Il rapporto è temporaneo, è parvenza.

    Eppure attori di spessore affermano che essere interprete, significa praticare uno sport, come la corsa o la ginnastica, che esige un equilibrio muscolare, respi­ratorio, nervoso e confessano che interpretare una parte significa­va perdere un chilo e più per sera.

    Nell'antichità, le attività atletiche e l’arte drammatica vivevano a contatto di gomito. Sofocle portava i suoi artisti allo stadio e la danza era il fattore cementante le due atti­vità.

    Tale tecnica e filosofia nascono dalla necessità di imparare a difendersi. E attività atletiche e teatro appartengono all'arte di sapersi sbrigare nella vita. L'uno e l'altra esigono che gli uomini si riuniscano; quindi, l'uno e l'altra combattono la solitudine, che porta con sé l'angoscia.

    Che gli uomini si raggruppino in un teatro o in uno stadio non è impor­tante. Importante è che non restino più soli, che si pongano davanti ad altri e che accettino tali realtà.

    L’attività atletica e l'arte drammatica abituano a ritrovare i nostri istinti, a liberare i nostri riflessi.

    L'immedesimazione nel ruolo - d'attore o d'atleta - è un'altra caratteristica comune, come comune è il rispetto di una legge economica: ottenere il massimo ri­sultato col minimo dispendio ener­getico.

    Per terminare sia l’atletica, sia l'arte drammatica utilizzano lo stesso veicolo: il corpo umano. Ed entrambi sono una scuola di volon­tà, una volontà che va fino all'eroi­smo. Ed anche la giustizia sportiva, che è esercitata in certe specialità dal cronometro e dall’ufficiale di gara, trova nel teatro un corrispettivo termine di valutazione: l'applauso. Ed entrambi sono giudizi inflessibili.

    Così, al termine di una pro­va atletica ben riuscita o di una felice rappresentazione teatrale, l’atleta o, e l’attore sono più forti, più sani, me­glio equilibrati e possono gri­dare: vivo.

    Non è retorica.

    Potrebbe essere, se fosse stato detto da uno sportivo qualsiasi. Acquista in­vece il valore di verità, perché viene anche da Barrault, uno dei più grandi interpreti drammatici, un personaggio della storia del teatro.

    ATLETICA E ARTI FIGURATIVE

    Nell’arte figurativa atletica balza subito agli occhi di noi tutta una miriade d’immagini, in marmo o in bronzo o in mosaico o in affresco o in grafito prodot­te da una prodigiosa fucina che ha impresso a tutte le figure e le scene proporzioni, linee, movenze, atteg­giamenti di nobiltà, di forza, di agi­lità, di bellezza.

    L’atletica è l’officina, è la scuola che insegna a formare in carne e ossa, attraverso la pale­stra, attraverso gli studi d'arte. La vera madre e maestra: la Grecia vicina alla divinità Giove Olimpico, anzi, a sua im­magine e somiglianza. Allora aveva nome: Olimpia. Qui, Giove Olimpico presiede nel suo tempio, nel suo stadio, nei suoi giochi, alle fal­de stesse del suo monte, assistito dai figli Apollo e Minerva.

    Nella statua di Giove di Fidia, purtroppo perduta, noi abbiamo la personificazione della suprema potenza.

    Siamo nel tempo aureo della Gre­cia di Milziade e di Pericle.

    E, a proposito della statua di Fidia, nel Museo Nazionale di Napo­li, eccelle la statua del Doriforo, la più completa e migliore esegui­ta replica di un originale bronzeo tra i più celebri del mondo antico. Trattasi del Doriforo, policletèo, dell'atleta possente raffigurato in at­to di marciare, impugnando trion­falmente l'asta, come emblema di vittoria. I caratteri peculiari del grande scultore greco sono egregia­mente conservati in questa bella re­plica, sia nell’impostazione e nel­l'equilibrio della ponderazione, sia nel saldo rendimento delle possenti masse muscolari.

    Una visione affascinante dei giochi atletici ce la consentono le scenografie, in mosaico, scoperte ne­gli scavi di Piazza Armerina. Così i mosaici gettano un vero fascio di luce su usi e costumi, sulle gare e spetta­coli sportivi della tarda età greco ­romana. E l'arte, ancora una volta, trae dai giochi atletici i motivi di figure e di scene.

    E, a proposito di fa­sci di luce archeologica, i ritrova­menti di Piazza Armerina sono nettamente superati da quelli della necropoli etrusca presso Tar­quinia, nella Tomba delle Olimpiadi e in quella degli Auguri.

    Il visitatore, che entra, trova un discobolo perfetto nelle movenze, pronto per il lancio dell’attrezzo, una gara di corsa pedestre vinta con molto umo­rismo dal più anziano dei tre competitori; fra il discobolo e i corrido­ri, un atleta in procinto di eseguire un salto.

    L'abilità disegnativa con la quale i numerosi protagonisti sono legati al ritmo imposto dall'avvenimento, la loro viva partecipazione alla sce­na e lo squisito cromatismo, per dare corpo al sicuro disegno, avvince l'osservatore e s’impongono alla sua ammirazione, in ogni particolare del­la scena. E altro nobile esempio di sapienza costrutti­va e di capacità stilistica, atto a do­cumentare le eleva possibilità del pittore, è nella figu­ra del discobolo con il suo per­fetto equilibrio compositivo che elimina un eventuale tentativo di definire i meriti del pittore con generiche espressioni d’ingenuo, fresco, popo­laresco.

    Ora, per ambientare il lettore sulle opinioni, in merito all'asserzio­ne che l'arte è figlia dell’atletica, esaminiamo la tecnica e lo stile del lancio del disco. La sua figura ci dà non il lanciatore classico statuario di Mirone, nella posa di partenza per il lancio. Ci dà il discobolo in piena azione (un’azione dinamica che per ragioni tecniche non è ripe­tibile nel marmo) quale solo su su­perficie può essere espressa. La ca­ratteristica dell'azione affrescata non sembra quella del lancio da fermo, su cui, in genere, si presup­pone formulato l'esercizio di stile prettamente ellenico, stando a una delle immagini di Filostrato. Qui, viene spontanea l'idea che ci si trovi di fronte a un tipo di lancio mo­derno, quello con il giro in peda­na, quale si applica ai nostri giorni. Con quella girata di gambe e brac­cia che moltiplica potenza e impul­so. La figura appare quasi in corsa. Il braccio sinistro, in piena prospet­tiva (in precisa evidenza anatomica lo sviluppo dell'avambraccio e del bicipite) mira all'equilibrio e al mol­leggio del corpo. Il braccio destro, di scorcio e meno in evidenza, rico­vera dietro l'avambraccio e sotto il gomito, il disco, di diametro supe­riore a quello attuale. Busto magro, stretto in cinta, spalle in apparenza non late e torace non pettoruto per­ché di profilo e perché il pittore, im­pressionista e verista, ha voluto va­lorizzare l'azione propulsiva e quasi aggressiva delle braccia. Oltre a ciò ha insistito sulla potenza dei glutei e delle gambe, insistenza specifica della pittura etrusca, buona metà della quale, purtroppo, è scomparsa per la corrosione dell'intonaco, men­tre, ai fini di perfezionare l’interpretazione, prezioso sarebbe ri­sultato il controllo della dinamica degli arti inferiori al completo. Co­munque, il movimento, così come fissato, suggerisce più la girata che la pressione di un piede a terra per un compassato lancio da fermo. Notevole è anche il volto: fornito di un’eminenza nasale a grande sviluppo, conveniente all’inspirazio­ne di una vera tromba d'aria che è quanto occorre a una respirazione profonda e voluminosa, condizione essenziale per un prestante sviluppo somatico-atletico dell'individuo e per un temperamento agonistico genero­so. L'occhio bene aperto, vivace, fisso a un limite propostosi che dovreb­be essere quello del successo. Fronte di media altezza in linea con il naso, mascella ampia e mento volitivo; orecchio grande e quindi molto re­cettivo. Cranio in apparenza dolico­cefalo. Ciuffo di capelli sulla fronte, quasi a suggello dell’intraprendenza e del dinamismo che spira da tutto il corpo. Corpo di un longilineo asciutto, vigoroso, vibrante.

    Ora, quanto descritto conferma che anche in Italia l’atletica è stata punto di partenza e motivo principale per le creazioni dell'arte e di un'arte autoctona del più alto pregio, indipendentemente per nascita e per reazione all'influsso greco, al gusto diffuso, all'indirizzo prevalente. Ciò quale reazione a una inerte acquiescenza imitativa, conformista, facilona, a portata di mano di una qualsiasi produzione domestica, incapace di concorrenza e destinata a perire nella miseria. E ciò in relazione a un genio italico, a una sapienza italica, quale acutamente G.B. Vico sostiene nel suo « De antiquissima Italorum sapientia ».

    Sulla civiltà etrusca passò spietata la distruzione di Roma che cancellò perfino la lingua.

    Occorreva superare l'anno 1000, perché l'arte risorgesse, in particolare quella figurativa e, comunque, ciò consentì il perfezionamento del disegno ornamentale e di originali stili architettonici.

    I bagliori dell'arte e dell’atletica si annunciano, qua e là, nei Comuni. È Medioevo. Per le lettere e la poesia si sono avuti Dante, Petrarca, Boccaccio. Ai primordi del 1400; è ancora Medioevo; dotti profughi di Bisanzio e di Atene cominciano a riconoscere le rovine di Roma e balza alla luce una statua, che è di atleta, di guerriero e di santo: la statua di San Giorgio di Cappadocia, opera del fiorentino Donatello.

    Esplose il Rinascimento, in tutto lo splendore del vigore toscano e della maestà di Roma cattolica.

    Ecco il ritorno delle palestre ginniche, umanistiche: modello quella di Vittorino da Feltre alla Corte dei Gonzaga. Avremo la statuaria e la pittura formidabilmente eleganti di Michelangelo, di Leonardo (atleta fortissimo egli stesso), di Cellini, di Raffaello, fino al Bernini e agli altri insigni insuperati maestri; fino al Caravaggio, che al disegno accoppia il nuovissimo segreto della luce da lui scoperto, e via via Tiziano, Tintoretto.

    Atletica statuaria: i David di Verrocchio, di Donatello, di Michelangelo, di Bernini. In essi è la storia di un’evoluzione educativa e formativa, da cavalleresca e guerriera a umanistica.

    L’arte e l’atletica nelle competizioni di Olimpia e in quelle del Circo Massimo.

    Allo sguardo di chiunque, quadri e statue asseriscono che l'arte è figlia dell’atletica e l’atletica molto deve e dovrà all'arte, perché da essa viene colto ed eternato nell'attimo fuggente più bello: l'atto atletico, agonistico, che altrimenti andrebbe perduto.

    Effettivamente, l'arte e l’atletica formano un connubio ideale.

    Alla fine dell'Ottocento e nei primi del Novecento, l'avvento del futurismo portò pittori e scultori ad affrontare il tema del dinamismo plastico: tra questi troviamo Umberto Boccioni con l’atleta/ai blocchi di partenza per una corsa veloce.

    Altri atleti nell'arte si ritrovano nella prima metà del Novecento, quando i regimi totalitari fecero dello sport e dell’atletica uno strumento di propaganda. È in questo periodo che si trovano importanti documenti realizzati da grandi cineasti relativi alle grandi manifestazioni sportive (come i Giochi olimpici di Berlino 1936, Olympia) o alle attività dell'Opera nazionale balilla e dei gruppi universitari fascisti, oltre alle innumerevoli opere fotografiche e disegni che andavano ad illustrare le locandine dell'epoca.

    Così si è pervenuti alla fotografia arti­stica, anche istantanea, con lo stu­dio e i ritrovati tecnici e personali nel riprendere svolgimenti di gare e atleti in azione e proprio nell'inse­gnamento della cinematica si è svi­luppata e perfezionata la cinemato­grafia.

    Anche nella storia del cinema, non legata alla propaganda politica, si ritrovano esempi di film incentrati sulla figura dell'atleta: nel film muto Tuo per sempre (College) del settembre 1927, diretto da James W. Horne, l'attore Buster Keaton veste i panni di uno studente che cerca di conquistare la ragazza di cui è innamorato attraverso improbabili imprese sportive, tra cui diverse, imbarazzanti, prove di atletica leggera. E di atletica leggera sono le pellicole:

    • Un americano a Oxford, regia di Jack Conway (1938).
    • Pelle di rame, regia di Michael Curtiz (1951).
    • Cammina, non correre, regia di Charles Walters (1966).
    • Gioventù, amore e rabbia, regia di Tony Richardson (1962).
    • Jericho Mile, regia di Michael Mann (1979).
    • Running, regia di Steven Hilliard Stern (1979).
    • Momenti di gloria, regia di Hugh Hudson (1981).
    • Gli anni spezzati, regia di Peter Weir (1981).
    • Due donne in gara, regia di Robert Towne (1982).
    • Running Brave, regia di D.S. Everett (1983).
    • 16 giorni di gloria, regia di Bud Greenspan (1986).
    • Un ragazzo di Calabria, regia di Luigi Comencini (1987).
    • Marathon, regia di Terence Young (1988).
    • Prefontaine, regia di Steve James (1997).
    • Without Limits, regia di Robert Towne (1998).
    • L'atleta: Abebe Bikila (Atletu), regia di Davev Frankel (2009).
    • Il sogno del maratoneta, regia di Leone Pompucci (2012).
    • Bhaag Milkka Bhaag, regia di Rakeysh OmpraKash Mehra (2013).

    Sono eretti anche monumenti a ricordare atleti che hanno lasciato un segno nella storia dell'atletica leggera. Ne è un esempio, il monumento eretto nel 1999 a Donec’k e dedicato all'astista Serhij Bukka, già detentore del record del mondo nel salto con l'asta.

    Raffaello Ducceschi, ex marciatore olimpico, dopo il suo ritiro dalla carriera di atleta si è dedicato all'arte, producendo, tra le altre cose, dipinti raffiguranti le diverse specialità dell'atletica leggera.

    Nasce del dicembre 1979 a Palermo, Sport film festival.

    All’inizio una rassegna non competitiva, in seguito, dalla terza edizione 1981, diviene un vero e proprio festival internazionale del cinema sportivo e attribuisce il premio Paladino d'oro. È divisa in due sezioni: lungometraggi e cortometraggi. Fra i vincitori: Luigi Comencini (1987) e dal 2008 è premiato anche il miglior film a tema paralimpico (Paralympic Film Festival).

    Del 2012 Il sogno del maratoneta, una miniserie televisiva italiana in due puntate.

    La fiction racconta la storia romanzata del leggendario Dorando Pietri, qui interpretato da Luigi Lo Cascio, atleta italiano vincitore (poi squalificato) della maratona alle Olimpiadi di Londra del 1908. È stata trasmessa in prima visione da Rai uno 18 e 19 marzo 2012. È stata nominata al 26° «Festival internazionale dei programmi audiovisivi» (FIPA) di Biarritz del gennaio 2013 nelle categorie Fiction e Compétition.

    Quindi, fin dall'età cavernicola, l'interesse e l'entusiasmo per lo sforzo trion­fante inducevano e inducono l’uomo, ricco di fantasia a ripetere scene o fi­gure di attività atletica, tracciandole sulle pareti delle rocce o ne­gli interni. Ciò valse e vale a educare rudi mani, a volgerle morbide e fedeli nel disegno oppure nell’uso dei mezzi tecnologici; ad abituare gli occhi e la memo­ria, a fotografare interiormente le immagini e a riprodurle con un’esattezza e un verismo che hanno del sorprendente.

    Ogni figura isolata, ogni sce­na sono una narrazione di qualche fatto di atletica, sono una testimonianza per oggi e domani.

    Comunque, l’atletica valse a suggerire l'arte primigenia e con es­sa i segni tangibili dell'astrazione, del trasferimento oggettivo, i rudi­menti della scrittura. L'ambizione, le gesta, la gloria dell'atleta furono e, re­stano tuttora, soddisfatte, esaltate e tramandate nell'arte.

    L'arte è nell’atletica e l’atletica è nell'arte.

    È arte l’atletica stessa.

    Sono nate insieme e vivono insieme e si perpetuano.

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